lettere8.gifLondra – Un sondaggio della Bbc mostra come carta e penna siano sempre piu' in declino, particolarmente tra i giovani, a favore di e-mail e sms. Questi sono gli strumenti preferiti per la comunicazione scritta, usati rispettivamente nel 50% e nel 39% dei casi, mentre si scrive a mano solo il 13% delle volte. Tra gli 'over 65', carta e penna rimangono ancora il modo di scrivere piu' frequente, mentre i giovani sotto i 24 anni se ne servono solo nel 5% dei casi.

Da piccoli, alle scuole elementari, le nostre adorate maestre ci insegnano non solo a scrivere, ma anche a disegnare le singole lettere delle parole nel modo più elegante possibile. Questo non per un freddo esercizio di stile, ma per rendere la nostra personalissima scrittura il più leggibile possibile alla gran parte dei nostri potenziali lettori, qualunque sia l'utilizzo finale del nostro elaborato. E come ben sanno i grafologi, ognuno di noi solca con la penna il foglio di carta in maniera del tutto unica, rivelando molti aspetti e sfaccettature della nostra personalità. Segni grafici che ci contraddistinguono in modo inequivocabile, come lo sono le impronte digitali per il nostro Dna.
A tutti noi sarà capitato almeno una volta nella vita di ricevere per posta ordinaria una lettera cartacea molto personale, magari di qualcuno a noi molto caro. L'emozione di vedere la busta nella buca delle lettere, aprirla con delicatezza, dispiegare il foglio, sentire il profumo della carta e dell'inchiostro. Vedere queste parole scritte manualmente e faticosamente, queste righe non perfettamente parallele tra loro, a volte crescenti a volte discendenti, come le onde di un mare di lettere che porta a riva un messaggio prezioso. E quando abbiamo terminato la lettura, ripieghiamo il foglio nella busta, che richiudiamo e conserviamo gelosamente in un cassetto come un'istantanea indissolubile della nostra vita.
Per non parlare di quando siamo noi stessi gli autori di una lettera, della cura che ci mettiamo nello scriverla, cercando di non fare errori d'ortografia che ne comprometterebbero il risultato, cercando di non macchiare il foglio e di non lasciare impresse le nostre impronte colorate dall'inchiostro debordante della penna che stiamo impugnando. Un'attenzione maniacale ai dettagli si potrebbe tranquillamente affermare.
Email… Sms… Mms… Strumenti moderni che rappresentano nuove ed interessanti forme di comunicazione, più agili, più veloci, più semplici. Prive spesso però di colore, di sapore, di emozioni d'un tempo. Quando scriviamo un'email importante ad una persona, proviamo ad immaginare che effetto farebbe se venisse scritta a mano su un comune pezzo di carta, con il nostro personalissimo stile estetico. Sicuramente avrebbe un impatto maggiore e non si perderebbe nei meandri dell'hard disk di un pc come una somma di pochi byte, ma resterebbe impressa nei ricordi del destinatario come quella spiaggia di emozioni solcata da onde di vocali e consonanti sgorgate dalla nostra penna.

Tv batte partner 35 a 6

25 March 2006

8558_televisione.jpgPer le donne tedesche i serial tv sono piu’ importanti del sesso, secondo un sondaggio della rivista femminile ‘Fuer Sie’ (Per lei). Nell’inchiesta, condotta su un campione di 1091 donne fra i 20 e i 45 anni, solo il 6% delle interpellate ha detto infatti di ritenere problematico rinunciare al sesso per un mese. Al contrario il 35% rinuncerebbe meno volentieri ai serial-tv. Il 23% non farebbe a meno della cioccolata, il 19% di un bel bagno con schiuma e il 17% dello sport.

Le donne tedesche senza dubbio non rientrano propriamente nell’immaginario erotico collettivo, né per motivi strettamente estetici né per passionalità. Le donne mediterranee sono un’altra cosa in poche parole da questo punto di vista. Premesso questo, lascia perplessi leggere che passare passivamente il proprio tempo davanti allo schermo di una televisione sia di gran lunga preferibile all’avere dei contatti fisici (e non solo) con una persona in carne ed ossa. Si preferiscono gli stereotipi dei protagonisti dei serial televisivi, quindi delle piatte immagini bidimensionali, al relazionarsi con vere persone in tre dimensioni, guardabili, toccabili, annusabili, respirabili, dialogabili e pure insultabili. Dove sta l’errore? Colpa delle donne che non sanno rendersi interessanti? Colpa degli uomini che non sanno esaltare la loro femminilità? Fatto sta che se una volta esistevano le bambole gonfiabili, ora esistono i partner a colori in 16/9.

Pedofilia quiz

21 March 2006

indiani2.jpgDue britannici sono stati condannati a 6 anni di carcere per violenze sessuali su bimbi di strada a Bombay. Lo scrive il Sunday Times of India. Duncan Grant, 62 anni, e Allan Waters, 52, sono stati riconosciuti colpevoli di relazioni sessuali con bambini che prendevano dalle strade e accoglievano in strutture che servivano loro da facciata. Varie associazioni dei diritti dei bambini avevano allertato le autorita’ fin dal 2001, ma non era stata avviata nessuna indagine formale.

Qual’è l’aspetto più grave che emerge da tale notizia? Queste sono le scelte possibili per chi legge:
- l’ennesimo caso di pedofilia.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti abbandonati a se stessi.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti abbandonati a se stessi dai loro medesimi concittadini.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti abbandonati a se stessi dai loro medesimi concittadini e sfruttati da spietati occidentali.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti abbandonati a se stessi dai loro medesimi concittadini e sfruttati da spietati occidentali addirittura organizzati allo scopo.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti abbandonati a se stessi dai loro medesimi concittadini e sfruttati da spietati occidentali addirittura organizzati allo scopo e coperti da autorità locali compiacenti.

Qual è il commento che suscita tale notizia? La scelta è univoca:
- che schifo.

gheddafi_Muammar.jpgPer il colonnello Gheddafi ‘purtroppo c’e’ da aspettarsi altre Bengasi’ o anche ‘attentati in Italia’. Il leader libico commenta gli scontri presso il consolato italiano del 17 febbraio. Gheddafi affronta anche i rapporti bilaterali e annuncia che la Libia ‘collaborera’ con qualsiasi Governo’ uscira’ dalla urne il 9 aprile. Poi ribadisce che l’Italia dovrebbe ‘riconoscere il passato coloniale’ e aggiunge: ‘quando avverra’ il risarcimento si girera’ pagina’.

Per il colonnello Gheddafi purtroppo qualche anno fa quella famosa bomba piovuta dal cielo sulla sua tenda centrò uno dei suoi parenti e non lui. Da un dittatore che ha sulla coscienza (tra vari oscuri episodi) anche la morte di diversi passeggeri innocenti di un aereo di linea e il lancio di missili su Lampedusa, ci si aspetterebbe quanto meno una maggiore diplomazia ed un più elevato senso del pudore. Si capisce che non si possa pretendere granchè da un personaggio abituato a governare disteso su un tappeto in una tenda, col cammello all’esterno pronto per una gita tra le palme. Arrivare però al punto di subire un vile e ridicolo ricatto da questa patetica creatura è un qualcosa di profondamente inaccettabile ed irricevibile. Come si permette di fare certe minacce mettendo a rischio l’incolumità di civili inermi? La sua unica fortuna è avere il petrolio, usata ormai sempre di più a livello mondiale (non solo in Libia) come un’arma di ricatto e di condizionamento, altrimenti le sue deliranti frasi si perderebbero come un qualunque granello di sabbia nel Sahara. Sì, è proprio un vero peccato che all’epoca non esistessero ancora le bombe intelligenti, avremmo un delinquente in meno tra le dune del deserto e sulle pagine dei giornali.

soldati1.jpgUn missionario italiano originario dell’Alto Adige e’ stato rapinato e torturato, con due suore del posto, nella sua missione in Sudafrica.Il sacerdote, Karl Kuppelwieser di 72 anni, e’ stato torturato insieme alle due suore con acqua bollente. I banditi fanno parte di una banda tristemente nota in Sudafrica. Gli atti di violenza sarebbero stati una ritorsione per aver trovato poco denaro nella missione.

Notizie come queste dovrebbero farci meditare sul grande coraggio e sull’infinita fede e fiducia nel prossimo che contraddistingue i missionari, come un vestito che calza a pennello. La fede religiosa è un prisma composto da molte facce, spesso in posizione opposta tra loro. Alcune facce non riflettono la luce, ma la assorbono con un suono sinistro e cupo: questo è il caso del fondamentalismo islamico, ovverosia l’esasperazione ideologica e insensata del proprio credo. Altre facce al contrario riflettono i raggi luminosi in modo così accentuato che potrebbero accecare anche gli scettici che non credono in nulla, neanche nella propria ombra. Questi missionari, spesso dimenticati dal mondo civile, combattono ogni giorno una vera guerra di sopravvivenza contro forze malvagie che quotidianamente ne mettono a rischio la loro stessa incolumità. E questo sempre con il sorriso sulle labbra e con una fede incrollabile nel lato buono e positivo delle persone, con la convinzione inattaccabile del riuscire a far venire a galla tale lato.
Quand’è però che ci si ricorda dell’esistenza di questi veri e propri eroi? Non tutti i giorni pensando alla loro incredibile opera, ma solo quando qualcuno di loro perde la guerra arrivando al sacrifico ultimo, cioè la sua stessa vita. Nella nostra vita frenetica che tutto consuma e tutto travolge, dedichiamo 30 secondi al giorno al pensiero di questi missionari, loro sicuramente ci sentiranno e ci regaleranno un sorriso.

Intoccabili d’India

18 March 2006

casta.jpgNuova Delhi – Un gruppo di uomini inferociti hanno costretto una donna a mostrarsi nuda in piazza perche’ si e’ ribellata alla piaga dell’alcol. La polizia dello stato di Maharasthra ha arrestato nove persone coinvolte nell’incidente avvenuto nel villaggio di Talegaon, distretto di Solapur. La donna, una dalit-casta degli intoccabili, ha denunciato un gruppo di uomini che l’aveva aggredita come rappresaglia per aver denunciato un’organizzazione dedita al commercio illegale di liquori.

Cina. India. Due colossi in testa alla classifica delle nazioni con il più elevato tasso di sviluppo e di crescita, con cifre che fanno impallidire quelle dell’Occidente. Cifre di fronte alle quali i nostri industriali rabbrividiscono quotidianamente, venendo obbligati a studiare nuove strategie per fronteggiarne la minaccia. Per non parlare di tutti quei lavoratori che vedono da vicino lo spettro della disoccupazione, perdendo il sonno la notte.
Cina. India. Due esempi perfetti di arretratezza sociale che a noi occidentali pare sempre come un qualcosa di inconcepibile e di profondamente distante dai nostri usi e costumi. Siamo spesso abituati a sentir parlare della Cina e delle sue più svariate incongruenze sociali, questo stesso blog ama affrontare spesso l’argomento. Non soffermiamoci però solo sulla Cina, vi sono altri mondi dove le disparità sociali raggiungono picchi molto accentuati e in netto contrasto con le elevate percentuali di crescita del prodotto interno lordo: l’India appunto. Se in diversi paesi musulmani le donne sono prive di diritti, in India esiste ancora il tremendo concetto di “casta”, ovvero quell’insieme di regole non scritte per cui esistono cittadini di serie A, B, C e così via, fino a raggiungere i livelli più infimi, in perfetta sintonia con l’inferno dantesco. E nel girone più in basso “vivono” i cosiddetti “intoccabili”, persone aventi la stessa dignità e la stessa umanità di un sasso polveroso, prive di ogni forma di diritto, tranne quello di poter respirare, magari senza fare troppo rumore. Persone considerate così inutili da non poter permettersi minimamente d’alzare la testa, pena il rischio di finire derisi se non addirittura lapidati in pubblica piazza. In questo caso la polizia locale ha arrestato nove persone, ma l’hanno fatto per il trattamento che questi ultimi hanno riservato alla donna o semplicemente perchè erano dei contrabbandieri? Ai posteri l’arduo giudizio, si fà per dire.
Per quanto riguarda il nostro giudizio, ogni volta che leggeremo qualche articolo di economia sulla crescita vertiginosa dell’India, ricordiamoci sempre che non riguarda e non riguarderà mai donne intoccabili denudate e umiliate di fronte a tutti, la cui unica colpa è quella di esistere.

La moda dell’Aids

16 March 2006

aids.jpgLe persone con l’Hiv nei paesi in via di sviluppo non possono usufruire di nuovi e migliori farmaci. La denuncia e’ di Medici senza frontiere. L’associazione ha ordinato ai Laboratori Abbott di Chicago una nuova versione termostabile del farmaco denominato Lopinavir-Ritonavir, al fine di contrastare il comportamento delle case farmaceutiche che commercializzano farmaci meno idonei nei paesi in via di sviluppo, riservando quelli piu’ recenti ai paesi ricchi.

Sì, Hiv, comunemente chiamato Aids, la terribile malattia che pare come passata di moda da quanto poco se ne parla ormai. Una malattia che sta sempre più diventando il flagello dei paesi del Terzo Mondo, sterminando democraticamente bambini, donne e uomini, senza guardare in faccia a ceto sociale, età ed abitudini sessuali. Come mai ciò avviene soprattutto in tali paesi in via di sviluppo? L’Aids si potrebbe definire un virus “culturale”, nel senso che trova terreno fertile dove l’ignoranza è più diffusa e la diffusione delle informazioni è parziale e problematica. Ed è proprio su queste lacune sociali che le potenti ed onnipotenti case farmaceutiche scavano dei fossati che dividono i paesi sviluppati da quelli che non lo sono, contribuendo ad allontanarli e ad accentuarne le differenti risorse economiche.
In fondo le case farmaceutiche non sono degli enti di beneficenza, ma delle aziende che ragionano in funzione del business, dell’utile e dei dividendi per gli azionisti. Per loro gli esseri umani non sono persone dotate di dignità e di anima, ma solo dei freddi numeri che si ammalano inevitabilmente e regolarmente, e che se vogliono stare meglio hanno due possibilità: soffrire o pagare i medicinali. Non hai i soldi per comprarti le medicine? Affari tuoi, sei solo un cliente di scarso interesse e peso irrilevante nel fatturato. I farmaci sono diventati come i vestiti di lusso: si è mai visto Armani, Dolce&Gabbana o chi per essi aprire un negozio in Africa? Sarebbe un flop pauroso. Quindi così come si accetta senza battere ciglio di vedere milioni di persone vestite di stracci, allora accettiamo anche di vederli ingerire pastiglie economiche dalla dubbia efficacia: la moda non la fanno i poveri.

deathpenalty4.jpgIn Algeria e’ al vaglio del ministero della giustizia una proposta di legge per abolire la pena di morte. Lo ha affermato Farouk Ksentini, presidente della Commissione nazionale per la protezione dei diritti umani. Dal ’93 nessuna condanna e’ stata piu’ eseguita. Nei giorni scorsi e’ stato anche graziato e scarcerato Abdelhak Layada, uno dei piu’ celebri condannati a morte dell’Algeria, tra i fondatori del Gia, il piu’ radicale dei gruppi integralisti armati.

Anni fa l’espressione “integralismo” era ancora un concetto rarefatto, confinato in alcune ristrette zone geografiche che parevano a noi distanti e lontane. Anche culturalmente e storicamente. Una di queste era l’Algeria, dove quotidianamente avvenivano dei veri e propri massacri, delle carneficine spesso inconcepibili ed immotivate, testimoniate da immagini raccapriccianti che lasciavano interdetti noi occidentali. Queste forti emozioni duravano però lo spazio di qualche minuto, giusto il tempo perchè si passasse alla notizia successiva. Non avevamo ancora capito cosa stava nascendo proprio lì vicino a noi: un movimento di fanatici religiosi che uccidevano all’urlo di “Allah è grande”, precursori e pionieri degli attuali terroristi che imperversano ormai a tutte le latitudini.
Ora questa notizia ci dovrebbe far meditare, visto che nella culla della violenza estrema ora è praticata la non-violenza di Stato. Che l’Algeria possa essere un fulgido esempio di come combattere innanzitutto culturalmente queste derive di vuoto e delirante fanatismo? Che sia la dimostrazione del teorema per cui è solo partendo dal basso e dalle singole persone che si riesce quanto meno a moderare gli estremismi di ogni colore e genere? Forse questa volta abbiamo qualcosa da imparare da un Paese arabo.

Per chi sta visitando e trovando interessante il mio blog, comunico che ricomincerò presto a pubblicare i miei post

Grazie

auto cinese.jpgLa Cina sta imboccando una nuova via per trasformare la sua industria automobilistica in una potenza mondiale: comperare una delle fabbriche di motori più sofisticate al mondo, smontarla pezzo per pezzo, trasportarla dall’altro capo del mondo e ricomporla sul suolo amico.
Nella più recente esemplificazione pratica delle ambizioni manifatturiere della Cina, l’importante azienda cinese Lifan Group, in accordo col Partito Comunista, sta trattando per acquistare dalla DaimlerChrysler e dalla Bmw una fabbrica di motori per automobili situata in Brasile. Il presidente della Lifan, il signor Yin, ha affermato che a causa della sofisticatezza dell’impianto, per la Lifan è più semplice spostarlo in blocco a 15.000 km di distanza, piuttosto che sviluppare una propria tecnologia nel suo hub industriale situato nell’ovest della Cina.
Se l’acquisto andasse a buon fine (è ancora presto per dirlo), la Cina potrebbe sopravanzare concorrenti come la Corea del Sud nel raggiungere Giappone, Germania e U.S.A. nella vendita di alcune delle automobili presenti sul mercato che consumano meno, quali la Honda Civic e la Toyota Corolla.
Il fallimento cinese dello sviluppo di una propria versione di motori sofisticati e affidabili è stato il maggiore ostacolo tecnico che hanno dovuto fronteggiare i produttori automobolistici cinesi nel tentativo di ammodernamento mirato alla preparazione dell’export negli U.S.A ed in Europa.
Il presidente Yin ha detto di voler riassemblare la fabbrica in un’area sgombra limitrofa al suo impianto di assemblaggio di automobili. Il suo obbiettivo è quello di capire e sviscerare a fondo la tecnologia che verrebbe indirettamente acquisita con l’acquisto della fabbrica, così da fornire in seguito i motori non solo alla Lifan, ma anche ad altri produttori automobilistici cinesi.

All’epoca dell’Impero Romano, il principio di base della strategia diplomatica, politica ed economica di Roma era “se non puoi conquistare i tuoi nemici, fatteli amici”. A distanza di duemila anni le aziende cinesi sembrano voler seguire la medesima tattica, adattandola ad aspirazioni di sviluppo industriale e conquista di nuove ed importanti fette di mercato. Nessuno finora probabilmente aveva avuto l’idea folle ed ardimentosa di trasferire in blocco un intero impianto altamente sofisticato da un continente ad un altro, che ricorda quando da piccoli si gioca con il Lego e con il libretto delle istruzioni si può costruire un qualunque oggetto avendo a disposizione semplicemente tutti i pezzi necessari.
La lucida genialità (o follia) sta anche nel sapere bene quali sono i vantaggi in termini di costo del lavoro se l’impianto utilizza lavoratori brasiliani o cinesi.
Questa notizia da un lato fa tremare i polsi, perchè ci fa capire come la crescita industriale e l’organizzazione cinese sia così potente dal riuscire ad escogitare delle scorciatoie impensabili pur di aggirare qualunque forma di ostacolo. D’altro lato ci fa capire come la Cina abbia un tallone d’Achille che le aziende nostrane e straniere dovrebbero sfruttare, cioè l’innovazione tecnologica, vale a dire quell’insieme di conoscenze d’alto livello, teoriche e pratiche, non facilmente replicabili nè copiabili. Non è pensabile infatti che i cinesi possano sempre comprare a peso d’oro tutto ciò che non conoscono, azzerando in breve tempo il gap tecnologico che li separa dall’Occidente.
Non è neppure pensabile nè auspicabile che l’Occidente stesso si venda così facilmente, spalancando la porta al nemico con tanta facilità.
Bisogna augurarsi che la Chrysler e la Bmw non cedano alla tentazione cinese di vendere questo prezioso impianto, perchè così facendo darebbero un preoccupante segnale per il futuro, facendoci diventare come quegli “amici” di quell’antica massima romana: amici colonizzati e subordinati senza necessità d’invasione militare.

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