foibe.jpgLa mostra per ricordare le vittime delle foibe si farà lo stesso. Nonostante la mancata concessione dell’atrio della facoltà di Economia da parte dei vertici dell’ateneo. Gli organizzatori sfileranno, oggi, nel cortile di fronte alla sede universitaria a mo’ di uomini sandwich: con i cartelloni «censurati» al collo. Non accennano a diminuire le polemiche all’università Roma 3, dopo la decisione della preside della facoltà, Maria Paola Potestio, avallata dal rettore Guido Fabiani, di vietare la manifestazione in ricordo delle vittime trucidate tra il 1943 e il 1945: una mostra per un giorno organizzata dai giovani di «Azione universitaria», movimento studentesco vicino ad An, e dal «Comitato 10 febbraio».A indicare direttamente nel «magnifico» Guido Fabiani «il vero e unico censore» sono gli stessi studenti di «Azione universitaria». Ma lui, già assurto nel marzo scorso ai ranghi della cronaca per il caso «Coca Cola» (una delibera in cui, dopo un’ipotesi di boicottaggio, si scelse di «affiancare» alle bibita, nelle macchinette dell’università, anche prodotti del consumo equo e solidale), difende la sua scelta: «Nessuna censura. Siamo pronti a trattare questa materia, serissima, in maniera seria. Nessun problema a concedere spazi per iniziative che si addicano a un’università. La storia nelle aule va bene, ma la politica resti fuori».

Le elezioni politiche spesso e volentieri stimolano colpi di testa nelle persone affette da megalomania. Riescono a tirare fuori il peggio dai soggetti fortemente ideologicizzati. Riescono a far travisare persino l’evidenza. Riescono a tramutare in demoni feroci delleiniziative innocue e legittime. Riescono a trasformare un teorico eminente rappresentante universale della cultura in un estremista di parte qualunque. Il rettore Fabiani è a conoscenza del fatto che in una qualunque enciclopedia alla voce Storia, oltre ai lager nazisti e ai gulag staliniani si possono trovare anche le foibe? Tutti episodi tragici, violenti, terribili che rientrano tra gli orrori della storia della razza umana e che è giusto ricordare eternamente affinchè non si ripetano mai più. E questo indipendentemente dal colore dell’ideologia di cui erano impregnati.
Ma si sa, il 9 Aprile è alle porte e per qualcuno ogni minimo alito di vento ha valenza politica e rientra nelle subdole tattiche della campagna elettorale.
Si rilassi Dott. Fabiani. Si gusti una bibita ghiacciata, magari una pericolosissima Coca Cola, meditando sulle sue parole di fronte ad una foto di una foiba.

brokeback-mountain-3.jpgLa censura cinese ha proibito la proiezione del film Brokeback Mountain (candidato all’Oscar 2006) a causa dei contenuti omosessuali, visto che tratta dell’amore tra due cowboy gay. Il film è diretto dalla popolare regista taiwanese Ang Lee, grazie alla quale è cresciuta la considerazione del cinema cinese a livello internazionale. La Cina tra l’altro è obbligata dal World Trade Organisation a proiettare non più di 20 film stranieri all’anno.
Gli attivisti gay in Cina hanno regolarmente sofferto di discriminazioni e molestie. Ad esempio il mese scorso la polizia di Pechino ha chiuso definitivamente un festival d’arte omosessuale, con la scusante che gli organizzatori non avevano i regolari permessi.
Ufficialmente in Cina risiedono 40 milioni di omosessuali, ma dati non ufficiali stimano che tale numero in realtà sia circa il doppio.

Questo è il tipico caso di come la censura possa cogliere due piccioni con una fava. Riesce infatti contemporaneamente ad oscurare un film (negazione della libertà d’espressione) ed a discriminare una parte della popolazione (negazione delle libertà personali) avente pari diritti nelle democrazie occidentali. Senza voler entrare nel merito della sceneggiatura un pò forzata del film (cowboys gay? fatico anche solo ad immaginarli), i governanti cinesi probabilmente neanche avranno perso tempo a guardare tale film prima di decidere. D’altra parte dovendo proiettare non più di 20 film stranieri all’anno (cifra veramente risibile) possono permettersi di manipolare tutti i messaggi culturali che cercano di varcare la Grande Muraglia.
Le discriminazioni sessuali sono sinonimo di inciviltà e causano solo la ghettizzazione di determinate categorie, non è certo negando l’altrui sessualità che si riesce a far correre il prossimo lungo i binari desiderati. Gli omosessuali cinesi si consolino: c’è sempre una fattoria nel Montana pronta ad accoglierli a braccia aperte.
P.S.: chissà la soddisfazione del censore cinese per aver potuto “legittimamente” tappare la bocca ad un pericoloso artista di Taiwan.

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Google ha affermato che autocensurerà il suo motore di ricerca in Cina per accrescerne la diffusione nel crescente mercato cinese. In tal modo verranno soddisfatte anche le esigenze del governo cinese di controllare i contenuti accessibili via internet. Tra gli argomenti che verranno censurati vi saranno ad esempio l’indipendenza per Taiwan e il massacro di Piazza Tienanmen del 1989. Julian Pain, portavoce dell’organizzazione Giornalisti Senza Frontiere, ha affermato che la decisione della collaborazione tra Google e il governo cinese è “una vera vergogna”.                 

Eravamo abituati ad associare la parola GOOGLE ad un concetto di libertà totale. Libertà di scelta, libertà d’espressione, libertà di coscienza. Non avevamo fatto i conti ancora però col pianeta Cina e le sue rigide regole politico-sociali, che ora riescono a condizionare persino il più famoso motore di ricerca di Internet.
Un segnale inquietante su cui riflettere: per il business con la Cina l’Occidente è disposto ad ogni compromesso, persino a limitare la propria filosofia aziendale.
Anche Internet da oggi in Cina dimenticherà quelle giornate del 1989.