Foibe censurate dall’università
10 February 2006
La mostra per ricordare le vittime delle foibe si farà lo stesso. Nonostante la mancata concessione dell’atrio della facoltà di Economia da parte dei vertici dell’ateneo. Gli organizzatori sfileranno, oggi, nel cortile di fronte alla sede universitaria a mo’ di uomini sandwich: con i cartelloni «censurati» al collo. Non accennano a diminuire le polemiche all’università Roma 3, dopo la decisione della preside della facoltà, Maria Paola Potestio, avallata dal rettore Guido Fabiani, di vietare la manifestazione in ricordo delle vittime trucidate tra il 1943 e il 1945: una mostra per un giorno organizzata dai giovani di «Azione universitaria», movimento studentesco vicino ad An, e dal «Comitato 10 febbraio».A indicare direttamente nel «magnifico» Guido Fabiani «il vero e unico censore» sono gli stessi studenti di «Azione universitaria». Ma lui, già assurto nel marzo scorso ai ranghi della cronaca per il caso «Coca Cola» (una delibera in cui, dopo un’ipotesi di boicottaggio, si scelse di «affiancare» alle bibita, nelle macchinette dell’università, anche prodotti del consumo equo e solidale), difende la sua scelta: «Nessuna censura. Siamo pronti a trattare questa materia, serissima, in maniera seria. Nessun problema a concedere spazi per iniziative che si addicano a un’università. La storia nelle aule va bene, ma la politica resti fuori».
Ma si sa, il 9 Aprile è alle porte e per qualcuno ogni minimo alito di vento ha valenza politica e rientra nelle subdole tattiche della campagna elettorale.
Censurato film gay di Ang Lee
7 February 2006
La censura cinese ha proibito la proiezione del film Brokeback Mountain (candidato all’Oscar 2006) a causa dei contenuti omosessuali, visto che tratta dell’amore tra due cowboy gay. Il film è diretto dalla popolare regista taiwanese Ang Lee, grazie alla quale è cresciuta la considerazione del cinema cinese a livello internazionale. La Cina tra l’altro è obbligata dal World Trade Organisation a proiettare non più di 20 film stranieri all’anno.
Gli attivisti gay in Cina hanno regolarmente sofferto di discriminazioni e molestie. Ad esempio il mese scorso la polizia di Pechino ha chiuso definitivamente un festival d’arte omosessuale, con la scusante che gli organizzatori non avevano i regolari permessi.
Ufficialmente in Cina risiedono 40 milioni di omosessuali, ma dati non ufficiali stimano che tale numero in realtà sia circa il doppio.
Questo è il tipico caso di come la censura possa cogliere due piccioni con una fava. Riesce infatti contemporaneamente ad oscurare un film (negazione della libertà d’espressione) ed a discriminare una parte della popolazione (negazione delle libertà personali) avente pari diritti nelle democrazie occidentali. Senza voler entrare nel merito della sceneggiatura un pò forzata del film (cowboys gay? fatico anche solo ad immaginarli), i governanti cinesi probabilmente neanche avranno perso tempo a guardare tale film prima di decidere. D’altra parte dovendo proiettare non più di 20 film stranieri all’anno (cifra veramente risibile) possono permettersi di manipolare tutti i messaggi culturali che cercano di varcare la Grande Muraglia.
Le discriminazioni sessuali sono sinonimo di inciviltà e causano solo la ghettizzazione di determinate categorie, non è certo negando l’altrui sessualità che si riesce a far correre il prossimo lungo i binari desiderati. Gli omosessuali cinesi si consolino: c’è sempre una fattoria nel Montana pronta ad accoglierli a braccia aperte.
P.S.: chissà la soddisfazione del censore cinese per aver potuto “legittimamente” tappare la bocca ad un pericoloso artista di Taiwan.
Google si autocensura in Cina
6 February 2006
Anche Internet da oggi in Cina dimenticherà quelle giornate del 1989.