Tv batte partner 35 a 6

25 March 2006

8558_televisione.jpgPer le donne tedesche i serial tv sono piu’ importanti del sesso, secondo un sondaggio della rivista femminile ‘Fuer Sie’ (Per lei). Nell’inchiesta, condotta su un campione di 1091 donne fra i 20 e i 45 anni, solo il 6% delle interpellate ha detto infatti di ritenere problematico rinunciare al sesso per un mese. Al contrario il 35% rinuncerebbe meno volentieri ai serial-tv. Il 23% non farebbe a meno della cioccolata, il 19% di un bel bagno con schiuma e il 17% dello sport.

Le donne tedesche senza dubbio non rientrano propriamente nell’immaginario erotico collettivo, né per motivi strettamente estetici né per passionalità. Le donne mediterranee sono un’altra cosa in poche parole da questo punto di vista. Premesso questo, lascia perplessi leggere che passare passivamente il proprio tempo davanti allo schermo di una televisione sia di gran lunga preferibile all’avere dei contatti fisici (e non solo) con una persona in carne ed ossa. Si preferiscono gli stereotipi dei protagonisti dei serial televisivi, quindi delle piatte immagini bidimensionali, al relazionarsi con vere persone in tre dimensioni, guardabili, toccabili, annusabili, respirabili, dialogabili e pure insultabili. Dove sta l’errore? Colpa delle donne che non sanno rendersi interessanti? Colpa degli uomini che non sanno esaltare la loro femminilità? Fatto sta che se una volta esistevano le bambole gonfiabili, ora esistono i partner a colori in 16/9.

Pedofilia quiz

21 March 2006

indiani2.jpgDue britannici sono stati condannati a 6 anni di carcere per violenze sessuali su bimbi di strada a Bombay. Lo scrive il Sunday Times of India. Duncan Grant, 62 anni, e Allan Waters, 52, sono stati riconosciuti colpevoli di relazioni sessuali con bambini che prendevano dalle strade e accoglievano in strutture che servivano loro da facciata. Varie associazioni dei diritti dei bambini avevano allertato le autorita’ fin dal 2001, ma non era stata avviata nessuna indagine formale.

Qual’è l’aspetto più grave che emerge da tale notizia? Queste sono le scelte possibili per chi legge:
- l’ennesimo caso di pedofilia.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti abbandonati a se stessi.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti abbandonati a se stessi dai loro medesimi concittadini.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti abbandonati a se stessi dai loro medesimi concittadini e sfruttati da spietati occidentali.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti abbandonati a se stessi dai loro medesimi concittadini e sfruttati da spietati occidentali addirittura organizzati allo scopo.
- l’ennesimo caso di pedofilia in paesi arretrati su poveri innocenti abbandonati a se stessi dai loro medesimi concittadini e sfruttati da spietati occidentali addirittura organizzati allo scopo e coperti da autorità locali compiacenti.

Qual è il commento che suscita tale notizia? La scelta è univoca:
- che schifo.

gheddafi_Muammar.jpgPer il colonnello Gheddafi ‘purtroppo c’e’ da aspettarsi altre Bengasi’ o anche ‘attentati in Italia’. Il leader libico commenta gli scontri presso il consolato italiano del 17 febbraio. Gheddafi affronta anche i rapporti bilaterali e annuncia che la Libia ‘collaborera’ con qualsiasi Governo’ uscira’ dalla urne il 9 aprile. Poi ribadisce che l’Italia dovrebbe ‘riconoscere il passato coloniale’ e aggiunge: ‘quando avverra’ il risarcimento si girera’ pagina’.

Per il colonnello Gheddafi purtroppo qualche anno fa quella famosa bomba piovuta dal cielo sulla sua tenda centrò uno dei suoi parenti e non lui. Da un dittatore che ha sulla coscienza (tra vari oscuri episodi) anche la morte di diversi passeggeri innocenti di un aereo di linea e il lancio di missili su Lampedusa, ci si aspetterebbe quanto meno una maggiore diplomazia ed un più elevato senso del pudore. Si capisce che non si possa pretendere granchè da un personaggio abituato a governare disteso su un tappeto in una tenda, col cammello all’esterno pronto per una gita tra le palme. Arrivare però al punto di subire un vile e ridicolo ricatto da questa patetica creatura è un qualcosa di profondamente inaccettabile ed irricevibile. Come si permette di fare certe minacce mettendo a rischio l’incolumità di civili inermi? La sua unica fortuna è avere il petrolio, usata ormai sempre di più a livello mondiale (non solo in Libia) come un’arma di ricatto e di condizionamento, altrimenti le sue deliranti frasi si perderebbero come un qualunque granello di sabbia nel Sahara. Sì, è proprio un vero peccato che all’epoca non esistessero ancora le bombe intelligenti, avremmo un delinquente in meno tra le dune del deserto e sulle pagine dei giornali.

soldati1.jpgUn missionario italiano originario dell’Alto Adige e’ stato rapinato e torturato, con due suore del posto, nella sua missione in Sudafrica.Il sacerdote, Karl Kuppelwieser di 72 anni, e’ stato torturato insieme alle due suore con acqua bollente. I banditi fanno parte di una banda tristemente nota in Sudafrica. Gli atti di violenza sarebbero stati una ritorsione per aver trovato poco denaro nella missione.

Notizie come queste dovrebbero farci meditare sul grande coraggio e sull’infinita fede e fiducia nel prossimo che contraddistingue i missionari, come un vestito che calza a pennello. La fede religiosa è un prisma composto da molte facce, spesso in posizione opposta tra loro. Alcune facce non riflettono la luce, ma la assorbono con un suono sinistro e cupo: questo è il caso del fondamentalismo islamico, ovverosia l’esasperazione ideologica e insensata del proprio credo. Altre facce al contrario riflettono i raggi luminosi in modo così accentuato che potrebbero accecare anche gli scettici che non credono in nulla, neanche nella propria ombra. Questi missionari, spesso dimenticati dal mondo civile, combattono ogni giorno una vera guerra di sopravvivenza contro forze malvagie che quotidianamente ne mettono a rischio la loro stessa incolumità. E questo sempre con il sorriso sulle labbra e con una fede incrollabile nel lato buono e positivo delle persone, con la convinzione inattaccabile del riuscire a far venire a galla tale lato.
Quand’è però che ci si ricorda dell’esistenza di questi veri e propri eroi? Non tutti i giorni pensando alla loro incredibile opera, ma solo quando qualcuno di loro perde la guerra arrivando al sacrifico ultimo, cioè la sua stessa vita. Nella nostra vita frenetica che tutto consuma e tutto travolge, dedichiamo 30 secondi al giorno al pensiero di questi missionari, loro sicuramente ci sentiranno e ci regaleranno un sorriso.

Intoccabili d’India

18 March 2006

casta.jpgNuova Delhi – Un gruppo di uomini inferociti hanno costretto una donna a mostrarsi nuda in piazza perche’ si e’ ribellata alla piaga dell’alcol. La polizia dello stato di Maharasthra ha arrestato nove persone coinvolte nell’incidente avvenuto nel villaggio di Talegaon, distretto di Solapur. La donna, una dalit-casta degli intoccabili, ha denunciato un gruppo di uomini che l’aveva aggredita come rappresaglia per aver denunciato un’organizzazione dedita al commercio illegale di liquori.

Cina. India. Due colossi in testa alla classifica delle nazioni con il più elevato tasso di sviluppo e di crescita, con cifre che fanno impallidire quelle dell’Occidente. Cifre di fronte alle quali i nostri industriali rabbrividiscono quotidianamente, venendo obbligati a studiare nuove strategie per fronteggiarne la minaccia. Per non parlare di tutti quei lavoratori che vedono da vicino lo spettro della disoccupazione, perdendo il sonno la notte.
Cina. India. Due esempi perfetti di arretratezza sociale che a noi occidentali pare sempre come un qualcosa di inconcepibile e di profondamente distante dai nostri usi e costumi. Siamo spesso abituati a sentir parlare della Cina e delle sue più svariate incongruenze sociali, questo stesso blog ama affrontare spesso l’argomento. Non soffermiamoci però solo sulla Cina, vi sono altri mondi dove le disparità sociali raggiungono picchi molto accentuati e in netto contrasto con le elevate percentuali di crescita del prodotto interno lordo: l’India appunto. Se in diversi paesi musulmani le donne sono prive di diritti, in India esiste ancora il tremendo concetto di “casta”, ovvero quell’insieme di regole non scritte per cui esistono cittadini di serie A, B, C e così via, fino a raggiungere i livelli più infimi, in perfetta sintonia con l’inferno dantesco. E nel girone più in basso “vivono” i cosiddetti “intoccabili”, persone aventi la stessa dignità e la stessa umanità di un sasso polveroso, prive di ogni forma di diritto, tranne quello di poter respirare, magari senza fare troppo rumore. Persone considerate così inutili da non poter permettersi minimamente d’alzare la testa, pena il rischio di finire derisi se non addirittura lapidati in pubblica piazza. In questo caso la polizia locale ha arrestato nove persone, ma l’hanno fatto per il trattamento che questi ultimi hanno riservato alla donna o semplicemente perchè erano dei contrabbandieri? Ai posteri l’arduo giudizio, si fà per dire.
Per quanto riguarda il nostro giudizio, ogni volta che leggeremo qualche articolo di economia sulla crescita vertiginosa dell’India, ricordiamoci sempre che non riguarda e non riguarderà mai donne intoccabili denudate e umiliate di fronte a tutti, la cui unica colpa è quella di esistere.

La moda dell’Aids

16 March 2006

aids.jpgLe persone con l’Hiv nei paesi in via di sviluppo non possono usufruire di nuovi e migliori farmaci. La denuncia e’ di Medici senza frontiere. L’associazione ha ordinato ai Laboratori Abbott di Chicago una nuova versione termostabile del farmaco denominato Lopinavir-Ritonavir, al fine di contrastare il comportamento delle case farmaceutiche che commercializzano farmaci meno idonei nei paesi in via di sviluppo, riservando quelli piu’ recenti ai paesi ricchi.

Sì, Hiv, comunemente chiamato Aids, la terribile malattia che pare come passata di moda da quanto poco se ne parla ormai. Una malattia che sta sempre più diventando il flagello dei paesi del Terzo Mondo, sterminando democraticamente bambini, donne e uomini, senza guardare in faccia a ceto sociale, età ed abitudini sessuali. Come mai ciò avviene soprattutto in tali paesi in via di sviluppo? L’Aids si potrebbe definire un virus “culturale”, nel senso che trova terreno fertile dove l’ignoranza è più diffusa e la diffusione delle informazioni è parziale e problematica. Ed è proprio su queste lacune sociali che le potenti ed onnipotenti case farmaceutiche scavano dei fossati che dividono i paesi sviluppati da quelli che non lo sono, contribuendo ad allontanarli e ad accentuarne le differenti risorse economiche.
In fondo le case farmaceutiche non sono degli enti di beneficenza, ma delle aziende che ragionano in funzione del business, dell’utile e dei dividendi per gli azionisti. Per loro gli esseri umani non sono persone dotate di dignità e di anima, ma solo dei freddi numeri che si ammalano inevitabilmente e regolarmente, e che se vogliono stare meglio hanno due possibilità: soffrire o pagare i medicinali. Non hai i soldi per comprarti le medicine? Affari tuoi, sei solo un cliente di scarso interesse e peso irrilevante nel fatturato. I farmaci sono diventati come i vestiti di lusso: si è mai visto Armani, Dolce&Gabbana o chi per essi aprire un negozio in Africa? Sarebbe un flop pauroso. Quindi così come si accetta senza battere ciglio di vedere milioni di persone vestite di stracci, allora accettiamo anche di vederli ingerire pastiglie economiche dalla dubbia efficacia: la moda non la fanno i poveri.

deathpenalty4.jpgIn Algeria e’ al vaglio del ministero della giustizia una proposta di legge per abolire la pena di morte. Lo ha affermato Farouk Ksentini, presidente della Commissione nazionale per la protezione dei diritti umani. Dal ‘93 nessuna condanna e’ stata piu’ eseguita. Nei giorni scorsi e’ stato anche graziato e scarcerato Abdelhak Layada, uno dei piu’ celebri condannati a morte dell’Algeria, tra i fondatori del Gia, il piu’ radicale dei gruppi integralisti armati.

Anni fa l’espressione “integralismo” era ancora un concetto rarefatto, confinato in alcune ristrette zone geografiche che parevano a noi distanti e lontane. Anche culturalmente e storicamente. Una di queste era l’Algeria, dove quotidianamente avvenivano dei veri e propri massacri, delle carneficine spesso inconcepibili ed immotivate, testimoniate da immagini raccapriccianti che lasciavano interdetti noi occidentali. Queste forti emozioni duravano però lo spazio di qualche minuto, giusto il tempo perchè si passasse alla notizia successiva. Non avevamo ancora capito cosa stava nascendo proprio lì vicino a noi: un movimento di fanatici religiosi che uccidevano all’urlo di “Allah è grande”, precursori e pionieri degli attuali terroristi che imperversano ormai a tutte le latitudini.
Ora questa notizia ci dovrebbe far meditare, visto che nella culla della violenza estrema ora è praticata la non-violenza di Stato. Che l’Algeria possa essere un fulgido esempio di come combattere innanzitutto culturalmente queste derive di vuoto e delirante fanatismo? Che sia la dimostrazione del teorema per cui è solo partendo dal basso e dalle singole persone che si riesce quanto meno a moderare gli estremismi di ogni colore e genere? Forse questa volta abbiamo qualcosa da imparare da un Paese arabo.

auto cinese.jpgLa Cina sta imboccando una nuova via per trasformare la sua industria automobilistica in una potenza mondiale: comperare una delle fabbriche di motori più sofisticate al mondo, smontarla pezzo per pezzo, trasportarla dall’altro capo del mondo e ricomporla sul suolo amico.
Nella più recente esemplificazione pratica delle ambizioni manifatturiere della Cina, l’importante azienda cinese Lifan Group, in accordo col Partito Comunista, sta trattando per acquistare dalla DaimlerChrysler e dalla Bmw una fabbrica di motori per automobili situata in Brasile. Il presidente della Lifan, il signor Yin, ha affermato che a causa della sofisticatezza dell’impianto, per la Lifan è più semplice spostarlo in blocco a 15.000 km di distanza, piuttosto che sviluppare una propria tecnologia nel suo hub industriale situato nell’ovest della Cina.
Se l’acquisto andasse a buon fine (è ancora presto per dirlo), la Cina potrebbe sopravanzare concorrenti come la Corea del Sud nel raggiungere Giappone, Germania e U.S.A. nella vendita di alcune delle automobili presenti sul mercato che consumano meno, quali la Honda Civic e la Toyota Corolla.
Il fallimento cinese dello sviluppo di una propria versione di motori sofisticati e affidabili è stato il maggiore ostacolo tecnico che hanno dovuto fronteggiare i produttori automobolistici cinesi nel tentativo di ammodernamento mirato alla preparazione dell’export negli U.S.A ed in Europa.
Il presidente Yin ha detto di voler riassemblare la fabbrica in un’area sgombra limitrofa al suo impianto di assemblaggio di automobili. Il suo obbiettivo è quello di capire e sviscerare a fondo la tecnologia che verrebbe indirettamente acquisita con l’acquisto della fabbrica, così da fornire in seguito i motori non solo alla Lifan, ma anche ad altri produttori automobilistici cinesi.

All’epoca dell’Impero Romano, il principio di base della strategia diplomatica, politica ed economica di Roma era “se non puoi conquistare i tuoi nemici, fatteli amici”. A distanza di duemila anni le aziende cinesi sembrano voler seguire la medesima tattica, adattandola ad aspirazioni di sviluppo industriale e conquista di nuove ed importanti fette di mercato. Nessuno finora probabilmente aveva avuto l’idea folle ed ardimentosa di trasferire in blocco un intero impianto altamente sofisticato da un continente ad un altro, che ricorda quando da piccoli si gioca con il Lego e con il libretto delle istruzioni si può costruire un qualunque oggetto avendo a disposizione semplicemente tutti i pezzi necessari.
La lucida genialità (o follia) sta anche nel sapere bene quali sono i vantaggi in termini di costo del lavoro se l’impianto utilizza lavoratori brasiliani o cinesi.
Questa notizia da un lato fa tremare i polsi, perchè ci fa capire come la crescita industriale e l’organizzazione cinese sia così potente dal riuscire ad escogitare delle scorciatoie impensabili pur di aggirare qualunque forma di ostacolo. D’altro lato ci fa capire come la Cina abbia un tallone d’Achille che le aziende nostrane e straniere dovrebbero sfruttare, cioè l’innovazione tecnologica, vale a dire quell’insieme di conoscenze d’alto livello, teoriche e pratiche, non facilmente replicabili nè copiabili. Non è pensabile infatti che i cinesi possano sempre comprare a peso d’oro tutto ciò che non conoscono, azzerando in breve tempo il gap tecnologico che li separa dall’Occidente.
Non è neppure pensabile nè auspicabile che l’Occidente stesso si venda così facilmente, spalancando la porta al nemico con tanta facilità.
Bisogna augurarsi che la Chrysler e la Bmw non cedano alla tentazione cinese di vendere questo prezioso impianto, perchè così facendo darebbero un preoccupante segnale per il futuro, facendoci diventare come quegli “amici” di quell’antica massima romana: amici colonizzati e subordinati senza necessità d’invasione militare.

L’inferno dei pusher

15 February 2006

droga 01.jpgTre ergastoli nel processo ai ‘nove di Bali’, un gruppo di australiani arrestati in Indonesia per traffico di eroina. Le pene inflitte nel processo sono state molte severe: sette condanne all’ergastolo e due condanne a morte. Gli imputati, tra i quali una donna, sono giovani dai 19 ai 28 anni. L’Indonesia reprime con severita’ il consumo e il traffico di stupefacenti. Alcuni trafficanti, anche stranieri, sono stati condannati a morte e giustiziati.

E poi noi in Italia abbiamo il coraggio di lamentarci della nuova legge sulla droga varata dal governo uscente? E’ un buffetto sulla guancia rispetto a quanto avviene in Indonesia e dovremmo prendere esempio da come si regolano a Bali e dintorni, il vero meritato inferno dei pusher. Quante persone vengono uccise ogni anno dalla dipendenza della droga? Quanti criminali speculano sulle sofferenze e sulla penosa condizione di questi tossicodipendenti? Bene che paghino col carcere duro, come minimo. Vediamo poi per pura curiosità se il numero di drogati continuerà a salire o se casualmente inizierà a calare drasticamente.
Sarebbe solo un esperimento scientifico, con il quale comunque ci toglieremmo dai piedi qualche decina di sporchi spacciatori: male alla salute non fa.

Giudici, terroristi e topi

15 February 2006

kingkong.jpgIn Germania la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge che da’ facolta’ alla difesa di abbattere gli aerei. L’Alta Corte ha cosi’ accolto il ricorso presentato da alcuni deputati, che avevano contestato il provvedimento approvato dal Parlamento come misura antiterrorismo. La legge in questione consente al ministero della difesa di ordinare l’abbattimento di aerei passeggeri eventualmente dirottati e usati contro obiettivi civili.

Il protagonismo dei magistrati allora è una caratteristica comune a questa categoria di lavoratori, non riguarda solo l’Italia come qualcuno poteva credere. Nel Belpaese un giudice ha ben pensato di scarcerare un individuo accusato di far parte di un gruppo terroristico, non per mancanza di prove, ma perchè a suo vedere era solo un innocuo appartenente alla Resistenza. In quanto tale, perciò onesto cittadino che ha diritto di progettare legalmente attentati all’estero per manifestare contro chi occupa il suo paese.
In Germania ora dei giudici in sostanza dicono ai terroristi “i nostri aerei civili sono a vostra disposizione, fatene buon uso e ci raccomandiamo che prendiate bene la mira quando vi lancerete su vostri obbiettivi, non vorremmo mai che non riusciste a centrare il bersaglio”.
Stiamo arrivando al paradosso che pur di non avere guai con l’estremismo islamico stiamo stendendo loro un lungo e morbido tappeto rosso, cospargendolo di petali di rose al loro passaggio. Quanto sta succedendo in giro per il mondo a causa della manipolazione mediatica e populistica delle vignette su Maometto non sta insegnando nulla a noi ingenui occidentali imbevuti di facile e stupido buonismo? Si è combattuta una sanguinosa guerra mondiale per difendere le nostre libertà e i nostri diritti, siamo forse diventati tutto d’un tratto dei poveri codardi che si rintanano nel vicolo cieco della tolleranza a tutti i costi? I topi fanno sempre una brutta fine quando i gatti li usano come giocattoli scaccia-pensieri.