L’olocausto di Ahmadinejad
11 February 2006
Il presidente iraniano ha di nuovo definito l’Olocausto ‘un mito’: ’se vogliono trovarlo – ha detto – devono cercarlo in Palestina e Iraq’. Parlando davanti a una gran folla nel 27° anniversario della rivoluzione, Ahmadinejad ha chiesto perche’ in Occidente ‘c’e’ la liberta’ di insultare il profeta Maometto ma non quella di mettere in questione lo sterminio degli Ebrei’. Infine, ha detto che la politica dell’Occidente e’ ‘presa in ostaggio dai Sionisti’.
Ahmadinejad nella sua lucida follia (dall’esito incerto) sta giocando in modo spavaldo e arrogante, credendosi al di sopra di tutto e tutti e protetto dal suo amato Maometto. La spavalderia però non ha nulla a che fare col coraggio, dimostrato invece da tutti quei prigionieri che hanno vissuto in prima persona le sofferenze dell’Olocausto.
Se mai un giorno Ahmadinejad dovesse finire in disgrazia, la punizione esemplare per lui sarebbe quella di vivere per 2 anni ad Auschwitz, nelle stesse condizioni di chi ha frequentato 60 anni fa questo ameno e ridente luogo. Potrebbe anche portarsi una copia del Corano, così durante gli stenti che patirà forse capirà che pure Maometto non lo ama poi così tanto.
Foibe censurate dall’università
10 February 2006
La mostra per ricordare le vittime delle foibe si farà lo stesso. Nonostante la mancata concessione dell’atrio della facoltà di Economia da parte dei vertici dell’ateneo. Gli organizzatori sfileranno, oggi, nel cortile di fronte alla sede universitaria a mo’ di uomini sandwich: con i cartelloni «censurati» al collo. Non accennano a diminuire le polemiche all’università Roma 3, dopo la decisione della preside della facoltà, Maria Paola Potestio, avallata dal rettore Guido Fabiani, di vietare la manifestazione in ricordo delle vittime trucidate tra il 1943 e il 1945: una mostra per un giorno organizzata dai giovani di «Azione universitaria», movimento studentesco vicino ad An, e dal «Comitato 10 febbraio».A indicare direttamente nel «magnifico» Guido Fabiani «il vero e unico censore» sono gli stessi studenti di «Azione universitaria». Ma lui, già assurto nel marzo scorso ai ranghi della cronaca per il caso «Coca Cola» (una delibera in cui, dopo un’ipotesi di boicottaggio, si scelse di «affiancare» alle bibita, nelle macchinette dell’università, anche prodotti del consumo equo e solidale), difende la sua scelta: «Nessuna censura. Siamo pronti a trattare questa materia, serissima, in maniera seria. Nessun problema a concedere spazi per iniziative che si addicano a un’università. La storia nelle aule va bene, ma la politica resti fuori».
Ma si sa, il 9 Aprile è alle porte e per qualcuno ogni minimo alito di vento ha valenza politica e rientra nelle subdole tattiche della campagna elettorale.